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L'olandese profeta dello strarigore, gli attacchi a J.K. Rowling sui generi sessuali e la rielezione di Trump che fa paura ai bianchi liberal

Email sent: Jul 2, 2020 6:47am

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Il premier olandese e i soldi dell'Ue ai Paesi in crisi, gli attacchi a J.K. Rowling nella disputa sui generi sessuali e la rielezione di Trump che fa paura ai bianchi liberal

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testata
Nel nuovo numero di “7”. L'intervista di Paolo Valentino
Il premier olandese Mark Rutte: «L'Italia ce la può fare, ma non dovete chiedere prestiti»
di Luca Zanini
editorialista
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Nel pieno della discussione sul ricorso al Mes, il meccanismo europeo di stabilità, che spacca la maggioranza e mette in crisi il governo italiano, il premier olandese Mark Rutte concede a 7 la sua prima intervista ad una testata giornalistica internazionale dall'inizio della pandemia da Covid-19. Avrete sentito parlare di lui e letto tante sue dichiarazioni ostili all'Italia (su 7 trovate anche il servizio di Micol Sarfatti sull'eterna sfida tra Italia e Olanda). Eppure a Paolo Valentino, che lo intervista per il magazine del Corriere, dichiara: «I rapporti tra Olanda e Italia sono eccellenti... dobbiamo essere pronti ad aiutare l'Italia, ma anche altri Paesi, come la Spagna per esempio, a superare la crisi economica». Rutte invoca lo «spirito solidale» e sottolinea che un'Italia forte è nell'interesse di tutti nell'Ue. Quanto al Recovery Act da 750 miliardi di euro assicura che ci sono margini per proseguire la discussione, che un compromesso è possibile. Tuttavia va ricordato che il premier guida uno dei Paesi più ostili a modificare le regole che reggono il bilancio europeo dopo la pandemia: «Capiamo l'appello alla responsabilità, ma dobbiamo pensare anche a noi stessi», dice. Il nodo, per dare il via libera agli aiuti ai Paesi più colpiti dal virus è doppio: da una parte Rutte sostiene che non dovranno essere concessi contributi a fondo perduto («Un sistema di prestiti è molto più logico... la sostenibilità del debito di Italia e Spagna non sarà diminuita da nuovi prestiti»); dall'altra chiede ai governi interessati di varare riforme «mirate ad aumentare la produttività e la competitività», come - dice - sta cercando di fare Conte. «È un buon inizio e spero prosegua. Perché è cruciale che la prossima volta l'Italia sia in grado di rispondere a una crisi da sola». Governo avvisato...
Scontro fra diritti e l'idea di identità
La mamma di Harry Potter e il dibattito sui generi che divide femministe e transessuali
di Chiara Lalli
editorialista
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Maledetto fu quel tweet. Lo scorso 6 giugno - racconta su 7 Chiara Lalli - J.K. Rowling, la scrittrice autrice della saga di Hogwarts, afferma: «Se il sesso non è reale, non c'è attrazione per lo stesso sesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta dalle donne a livello globale viene cancellata». Una frase che riapre le ostilità tra femministe e transessuali. E che scatena tutti contro la mamma di Harry Potter: messaggi violentissimi sui social, minacce, offese. Una fiammata d'odio generata dall'«eterna rissa» tra alcune attiviste trans e alcune femministe. Le trans condannano Rowling, «l'accusano di transfobia e di altre cose abbastanza tremende». Le femministe si offendono se le donne trans usurpano la categoria di «donna» e appoggiano acriticamente Rowling. Il disaccordo sulla inclusione o esclusione dal dominio delle donne per chi non rispetta certi canoni - avere un utero, soffrire per il sessismo ubiquo e onnipresente (questa è la convinzione di un certo femminismo) - sembra ignorare una questione preliminare: che cosa vuol dire «donna»? «Cosa decidiamo di considerare importante per la delimitazione è una scelta politica... Abbiamo due problemi: che la natura a volte ci presenta casi difficili da mettere nella colonna M o in quella F, e che la scelta dei criteri selettivi è inevitabilmente arbitraria (ma non sono inventati né scelti a caso)».
Al Politecnico di Torino
Un gruppo di ricercatori inventa il dispositivo che farà ripartire gli sport di contatto
di Enrico Caiano
editorialista
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Basket e volley. Ma non solo. Anche il calcetto. Tutti aspettavano l'Uovo di Colombo, la soluzione semplice ma non scontata che avrebbe permesso ai protagonisti degli sport di contatto di tornare a giocare in campo, abbandonando gli allenamenti da lockdown. E la soluzione l'hanno individuata - su richiesta del Coni partita ad aprile - alcuni professori under 50 del Politecnico di Torino. E' una mascherina speciale dai costi accessibili che consente allenamenti e partite in sicurezza in un periodo di pandemia da Covid-19 più soft ma col vaccino ancora lontano. All'Istituto di Medicina dello Sport di Torino l'hanno testata su una squadra dilettanti, atleti suddivisi in fasce d'eta, ma anche su due volti noti (in questa occasione «mascherati») come la pallavolista 30enne Noemi Signorile (Cuneo Granda, A1) e il cestista friulano Marco Cusin (ex Olimpia Milano e Auxilium Torino, ora della Juvecaserta, A2). E funziona! La nuova mascherina «respirante» - che supera tutti i test di indossabilità e risponde ai requisiti imposti dalla normativa sanitaria - è prodotta in tessuti 3D autoportanti in materiale polimerico, è leggerissima e consente di inspirare ed espirare con pochissima fatica. «Poiché in molti sport la distanza interpersonale non può essere mantenuta - spiega Ada Ferri, ingegnere chimico di Biella, che si è occupata del test sui tessuti - per ricominciare bisognava individuare dispositivi che potessero proteggere, visto che fare i tamponi periodicamente è molto costoso e non tutte le società possono permetterselo».
L'autore e i liberal spaventati da Trump
Leavitt, l'ultimo romanzo, la Laguna: «Venezia è il rifugio, quarantena è una parola nata lì»
di Roberta Scorranese
editorialista
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«Per carità non scriva che sono un medium». David Leavitt, l'autore preferito - insieme a Jay McInerney, Bret Easton Ellis - da Fernanda Pivano negli Anni Ottanta, racconta a Roberta Scorranese il suo rapporto con la pandemia e il perché del titolo originale del suo ultimo romanzo, che suonerebbe in italiano come «Mettetevi al sicuro»: in realtà, nell'edizione italiana in uscita per Sem Editore oggi, il titolo è «Il decoro». Resta il fatto che Leavitt - rifugiatosi nella sua casa in Florida durante il lockdown da Covid-19 - sembra preoccupato più delle prossime elezioni presidenziali Usa che del virus. Nel suo romanzo racconta dei tanti bianchi, ricchi e intellettuali, che vivono sconvolti dopo l'elezione di Trump nel 2016. «Ma c'è sempre un filo di ironia incredula - dice -. Pensi che dopo la vittoria di Trump cominciarono a girare dei modi di dire, tipo “Ma tu dove ti rifugerai?” “Hai già rinnovato il passaporto?”. Non c'era una reale presa di coscienza, tutto restava a livello di commento, di dichiarazione, di gioco intellettuale». Oggi, tuttavia, Leavitt confessa: «Avessi saputo come sarebbe andata a finire, io all'indomani dell'incarico a Trump sarei andato vai... se dovesse vincere ancora, a novembre, me ne andrò. Dove? Ma in Italia, naturalmente».
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