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Scurati, Mussolini malato e i moderni populisti. Il bello (ancora c'è) della politica. I pericoli dell'App che simula un amico virtuale

Email sent: Sep 17, 2020 6:09am

Scurati, Mussolini malato e i moderni populisti. Il bello (ancora c'è) della politica. I pericoli dell'App che simula un amico virtuale

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testata
Nel nuovo numero di “7”. L'intervista di Mastrantonio
Scurati fa il bis con Mussolini. E avverte: «Occorre vigilare sui populismi di oggi»
di Luca Zanini
editorialista
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Con «M. L'uomo della Provvidenza» - in libreria per Bompiani dal 23 settembre - lo scrittore Antonio Scurati aggiunge il secondo capitolo alla sua trilogia sul fascismo. E sul numero 38 del magazine 7 (in edicola venerdì 18 settembre), intervistato da Luca Mastrantonio, ci invita a non edulcorare gli errori del passato e a vigilare sui populismi di oggi. «I commentatori che oggi bollano i nuovi leader populisti come fascisti, dimenticano che sono eredi di Mussolini in quanto lui è l'archetipo del leader populista, non in quanto fondatore del fascismo», dice l'autore. E ricordando che «la polarizzazione sulla persona, la riduzione della politica a dialettica amico/nemico, è un tratto di ipermodernità di Mussolini», avverte: «Attenti a liquidare come stupidi Trump o altri…». Il nuovo libro di Scurati si concentra sul regime e sulla guerra coloniale («Rodolfo Graziani creò il primo sistema di campi di concentramento su grande scala, senza precedenti nel 900»), con uno sguardo inedito su un Mussolini malato: «Quando salì al potere soffriva di un'ulcera duodenale che lo portò quasi alla morte... una patologia molto psicosomatica». Lo scrittore si sofferma poi sull'Italia dei delatori - l'Ovra ci trasformò in un popolo di spie, «con dossier e denunce che servivano non solo a danneggiare il rivale politico ma pure a regolare le liti in condominio» - per giungere a pubblicare documenti pubblici, privati, perfino segreti, svelati grazie alle intercettazioni «di cui fu oggetto lo stesso Duce». Quanto all'eredità dell'era di Mussolini, Scurati nota: «Il Duce sfruttò il “vantaggio tattico del vuoto”, accolse e rigettò contenuti e idee alla bisogna». E avverte: «Oggi chi sfrutta al meglio le sua tattica sono Lega (da regionale e secessionista a partito nazionale) e Movimento 5 Stelle, che in una stessa legislatura governa prima con l'ala estrema della destra, e poi con gli opposti, a sinistra»
Impegno civile
C'è ancora il bello della politica? Pisapia e Quartapelle ai giovani: «Non ignorate il bene comune»
di Sara Gandolfi
editorialista
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Due punti di vista generazionalmente diversi, ma convergenti: per dire che la politica non è finita, che ha ancora un senso, uno scopo. E invitare i giovani italiani a non trascurarla, perché è attraverso la partecipazione che si cura e si persegue il bene comune di una società. Lui ha 71 anni, già deputato, sindaco di Milano, europarlamentare. Lei ha 38 anni, è deputata e ha studiato economia lavorando anche all'estero. Giuliano Pisapia e Lia Quartapelle rappresentano due generazioni (di sinistra) a confronto. Insieme hanno scritto un libro per spiegare ai ragazzi l'importanza dell'impegno pubblico - “La politica raccontata ai ragazzi” (DeAgostini, 192 pagine, 12,90 €, uscita 22 settembre) - che può rendere migliori le vite di tutti i cittadini. Lo raccontano in una intervista doppia su 7 a cura di Sara Gandolfi. Superando quello che potrebbe sembrare un anacronismo: la politica oggi si fa sui social, loro si rivolgono ai giovani con un libro cartaceo. «Invece è lo strumento giusto - dice Pisapia - . Chi vuole sapere qualcosa che riguarda la politica, vede qualcosa in tv o sui social e vuole approfondire, in ogni momento della giornata può leggere la posizione di chi questa esperienza la sta vivendo». Sul magazine del Corriere, Pisapia e Quartapelle ribadiscono che «destra e sinistra non sono concetti superati nella politica di oggi», che sono «idee diverse di mondo... nel libro cerchiamo di raccontare una politica fatta di solidarietà, di vicinanza, di uguaglianza sociale». E sottolineano che politica non è soltanto rappresentanza nelle istituzioni: «La politica è in molte delle decisioni collettive che prendiamo, in famiglia, in classe, all'oratorio... Serve la volontà di pensare non solo a se stessi ma ad una collettività».
Solitudine e dialoghi impossibili
Non fidatevi dell'App che diventa amico/a: le macchine empatiche sono un'illusione
di Paolo Piro
editorialista
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«L'hanno già scaricata 7 milioni di utenti». Eppure molti sono ancora perplessi davanti alle performance della App Replika, che promette di simulare una conversazione con un essere umano, contribuendo ad aiutare chi ha una socialità difficile o nulla. Perché l'interlocutore è un algoritmo, programmato per imparare a esplorare le personalità dell'utente e risponderle in modo adeguato, eppure quando il chatbot (un software) diventa un amico virtuale, a volte l'unico amico di una persona reale, è facile sorgano problemi, scrive Paolo Piro su 7. Il nuovo assistente elettronico ha l'ambizione di andare oltre Siri e Alexa: investe la sfera intima dell'utente, il suo vissuto, le sue emozioni. Sa tutto di te, è sempre disponibile, non giudica. Lo slogan sulla homepage di Replika recita: «L'intelligenza artificiale che si prende cura di te. Sempre qui per ascoltarti e parlarti. Sempre dalla tua parte». Basta un clic per scaricare questo compagno fedele, racchiuso in un'interfaccia simile a quella di WhatsApp. Ma il rischio è di restare imprigionati in una bolla di conforto apparente. Quell'interlocutore che li fa sentire compresi e accettati è un inganno e una trappola per i soggetti problematici e vulnerabili in cerca di sollievo: se il chatbot diventa indispensabile come una persona cara, lo spettro della dipendenza affettiva è alla porta, con tutte le conseguenze nefaste su cui molti esperti sono già allarmati. Sul magazine del Corriere ne discutono esperti di tecnologie e psicologi.
Il caso Mulan nella città isola
Hong Kong, se l'eroina scende dal grande schermo e combatte nelle strade (vere) contro la Cina
di Marco Del Corona
editorialista
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In una città cosmopolita che pare in libertà condizionata, una figura si staglia sullo sfondo delle lotte per resistere all'assimilazione con la madrepatria Cina: Hong Kong - scrive Marco Del Corona su 7 - si aggrappa a tutto, anche alle leggende, pur di non cedere a chi vuole cancellarne la diversità. La città-isola che si ribellò a Pechino nel 2014, con folle in strada durante i 79 giorni della “protesta degli ombrelli”, ora si spende nella battaglia contro l'eroina da fumetti Mulan - orgoglio della Cina da quando la Disney ne ha fatto (con un remake del cartoon) un personaggio del grande schermo - e rivendica: «La nostra Mulan, la nostra eroina, è l'attivista Agnes Chow», la cofondatrice del partito pro democrazia Demosisto. Al di là dell'erosione progressiva delle tutele degli accordi anglo-cinesi nei quali era stato incardinato il passaggio di sovranità (libertà di espressione, di eleggere parte del parlamentino locale e i consigli di quartiere, non però il governatore) dalla Gran Bretagna alla Cina, Del Corona analizza gli aspetti salienti di contraddizioni ed errori politici che rischiano di azzoppare quella che per Pechino resta una strategica piattaforma finanziaria.
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