UNA STORIA DI COPERTINA E 7 IDEE |
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gli esami sono vicini e i protagonisti della copertina del numero di 7, il settimanale del Corriere domani in edicola e edizione digitale, sono i maturandi del Liceo Scientifico Volta di Milano. Ragazze e ragazzi, che, guidati dagli insegnanti, hanno realizzato due calendari in cui raccontano le madri costituenti: dodici donne, dodici mesi di libertà e diritti. «Volevamo ribaltare la narrazione secondo cui a gettare le basi della nostra Repubblica siano stati solo gli uomini», spiegano a Enrico Galletti.
Il lavoro è arrivato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha risposto con una lettera pubblicata in esclusiva su 7. «Vi avvicinate all’esame di maturità. Un traguardo importante, una svolta, vissuta da sempre con qualche trepidazione, con speranza e con fiducia: un passaggio che contribuirà ad avviarvi, in misura significativa, al vostro futuro», ha scritto il Presidente della Repubblica. «Quest’anno, come ben sapete, si celebra l’ottantesimo anniversario della nostra Repubblica. Potremmo, in qualche modo, accostare il referendum del 2 giugno del 1946, con la scelta repubblicana, a un esame di maturità della nostra Italia».
Il numero del magazine di domani sarà il primo diretto da Venanzio Postiglione, che nel suo editoriale torna proprio al 1946 per ricordare tre rinascite e una nascita. Il Corriere della Sera, la Scala, Milano e, naturalmente la Repubblica. «Sono passati 80 anni esatti, il mondo è a pezzi, si fa fatica a vedere il futuro, sembra la fine del pianeta. Poi, una mattina, entri in una scuola e torna la primavera».
Francesco Battistini indaga le alleanze tra fede e potere, da Putin e il patriarca Kirill a Trump e i pastori evangelici, Gianni Santucci ricostruisce la morte di Marylin Monroe. Spazio alle nuove rubriche Capolavoro! di Roberta Scorranese, dedicata all’arte, e Quello che possiamo indossare di Paola Pollo, un focus sulla moda. Milena Gabanelli e Simona Ravizza scrivono per 7 uno speciale Dataroom. Ogni settimana una firma del Corriere racconta una città per un Viaggio in Italia: comincia Aldo Cazzullo con Ferrara.
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GLI 80 ANNI DELLA REPUBBLICA
E I RAGAZZI DELLA MATURITA' «CARA ITALIA CI SIAMO ANCHE NOI»
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di ENRICO GALLETTI. CON UNA LETTERA
DI SERGIO MATTARELLA
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C’è una canzone di De Gregori che fa pendant con una lettera: negli ultimi giorni ha fatto il giro degli uffici e delle classi. Aperta con orgoglio, merito anche del mittente, stampato sulla busta: arriva dal Qurinale, la firma — all’interno — è del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che ringrazia, sottolineandone l’acume, i ragazzi della 5A e 5I del liceo scientifico Volta di Milano. Qualche giorno fa, in vista degli ottant’anni della Repubblica, hanno inviato al presidente un lavoro fatto nelle ore di educazione civica, due calendari che raccontano le madri costituenti: dodici donne, dodici mesi di libertà e diritti. Ce lo spiegano così: «Volevamo ribaltare la narrazione secondo cui a gettare le basi della nostra Repubblica siano stati solo gli uomini».
Mese per mese, pagina dopo pagina, le storie di Teresa Mattei, Nilde Iotti, Ottavia Penna, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli. «Una lettera e un calendario» ha scritto Mattarella nel messaggio recapitato alla scuola «frutto di un lavoro approfondito e pregevole».
Tra pochi giorni, anche in quei corridoi, si farà spazio al primo scritto dell’esame di Maturità. Anche quel passaggio della storia del nostro Paese, in qualche modo, fu una prova. «Potremmo accostare il referendum del 2 giugno del 1946, con la scelta repubblicana, a un esame di maturità della nostra Italia»,ha scritto il capo dello Stato, «una prova che aprì la strada al decisivo lavoro dell’Assemblea Costituente in cui eccelse il protagonismo delle donne che ne fecero parte», parlando di «traguardo importante, con speranza e fiducia», per concludere con un «grande in bocca al lupo agli studenti e alle studentesse di tutta Italia».
Il calendario segna maggio. Entriamo in classe una mattina, è giovedì, i ragazzi della 5I sono seduti a semicerchio in un’aula allestita con i fondi del Pnrr, nella quale loro hanno posizionato microfoni e riflettori per farne uno studio di produzione di video e podcast. Su quei banchi fatti a esagono tutti e 24 trovano una copia del Corriere della Sera del 6 giugno del ’46, quella della foto storica di Anna Iberti, giovanissima 24enne che sbucava dal giornale e che poi, a distanza di anni, sarebbe diventata un simbolo.
Sanno tutto, alcuni di loro, perché quelle cose, benché spesso occupino le ultime righe dei programmi, le hanno studiate a scuola. Qualche mese fa, fanno notare, se n’è parlato persino a Sanremo (dove però l’hanno chiamata «Repupplica», vabbè). Ottant’anni dopo, nell’era del digitale, bisogna fare i conti anche con questo: in una classe di ventiquattro ragazzi ci sono alcuni — la maggior parte — che un giornale di carta lo tengono in mano per la prima volta. Guarda lì: una studentessa, nel bel mezzo di una foto che forse andrà in copertina, segnala all’altra con un colpo di gomito che sta impugnando la prima pagina al contrario.
L'intervista completa è sul numero 22 di "7" in edicola e in digital edition con il Corriere della Sera da venerdì 29 maggio
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TRE RINASCITE E UNA NASCITA
COSA CI LEGA ALLA PRIMAVERA DEL '46
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Il Corriere, la Scala, Milano, la Repubblica italiana. E una parola, bellissima, che li unisce. Che ti fa sorridere se la pronunci e anche se la ascolti. La parola è primavera, certo. Perché era primavera, quell’anno, il 1946, e ci regalò tre rinascite e una nascita.
La rinascita del Corriere della Sera. Che era già risorto la mattina del 25 aprile del ’45. I partigiani a liberarlo, all’alba, il primo atto della giornata, quel titolo consegnato alla storia, «Milano insorge contro i nazifascisti». E poi. E poi per un anno niente giornali di opinione, la testata Corriere di Informazione al posto di Corriere della Sera. Fino al 7 maggio 1946, la nostra primavera, il nostro nome che ritorna. Giusto in tempo per la seconda rinascita, quattro giorni dopo. La Scala. Ridotta in macerie, si rialza in un anno. L’11 maggio Arturo Toscanini riapre il teatro, il concerto è leggendario, piangono tutti, è forse il momento più emozionante nella storia millenaria della città.
Perché la terza rinascita è quella di Milano stessa, sospinta dalla promessa «pane e musica» del sindaco Antonio Greppi. Nell’agosto del ’43 Quasimodo aveva scritto: «Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta, è morta». Nella primavera del ’46 è di nuovo viva, è piena di mercati e di cantieri, è ancora la città che sale immaginata da Boccioni all’alba del Novecento, diventa il simbolo del Paese. E quindi. Dopo tre rinascite, ci voleva una nascita. Il voto del 2 giugno, il nostro titolo a tutta pagina: «È nata la Repubblica italiana». Con la foto più bella di sempre: Anna Iberti fa esplodere la felicità, il suo sorriso buca il giornale, perché è una donna e finalmente ha votato, per la prima volta, e perché l’Italia può farcela.
Sono passati 80 anni esatti, il mondo è a pezzi, si fa fatica a vedere il futuro, sembra la fine del pianeta. Poi, una mattina, entri in una scuola e torna la primavera. Quale istituto scegliere? Quale preside, quali prof ascoltare tra le migliaia (da ringraziare) che entrano in classe tutti i giorni, in tutto il Paese, in tutte le condizioni? Quali studenti far parlare, senza per forza giudicare? Si cerca una scintilla. Eccola. Il liceo Volta di Milano ha inventato un calendario sulle Madri Costituenti, le donne che hanno scritto le Regole dell’Italia. Le ragazze e i ragazzi hanno inviato il loro lavoro e una lettera al Capo dello Stato: «Per noi, quest’anno, la maturità e la festa della Repubblica sono più vicine che mai». Il Presidente Sergio Mattarella ha risposto: «Potremmo, in qualche modo, accostare il referendum del 2 giugno del 1946 a un esame di maturità della nostra Italia». Quella data fondativa, i giovani appena maggiorenni, il filo del Quirinale: le buone notizie esistono.
Sono entrato in via Solferino a vent’anni, c’era ancora il Muro di Berlino. Diventare direttore di 7 dopo Barbara Stefanelli, una fuoriclasse e un’amica, è una gioia. Anche perché la redazione ha entusiasmo e talento: il massimo. Il mio grazie all’editore Urbano Cairo e al direttore del Corriere Luciano Fontana, la fiducia è il più grande dei doni. «Nessun vento è favorevole per chi non sa verso quale porto andare», ha scritto Seneca. Il nostro porto sono le lettrici e i lettori: da 150 anni e ogni istante.
L'editoriale è sul numero 22 di "7" in edicola e in digital edition con il Corriere della Sera da venerdì 29 maggio
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CHI HA INCASTRATO MARYLIN MONROE. IL MISTERO, LE PROVE |
Il cuore della donna più bella del mondo pesava trecento grammi. Il dottor Thomas Noguchi appuntò: «Epicardio e pericardio lisci e lucenti». A 35 anni l’anatomopatologo aveva già esaminato mille cadaveri. La donna che stava sezionando aveva vissuto un anno più di lui. Era alta un metro e 66. Pesava 53 chili. Prima di aprire il cranio, Noguchi annotò: «Capelli biondi decolorati. Occhi blu». Esaminò con particolare cura il fegato. «Superficie liscia. Colore marrone scuro». Estrasse l’organo dall’addome e lo poggiò sulla bilancia. Scrisse: 1.890 grammi. Come per ogni creatura umana, all’autopsia non è dato scoprire dove e come l’anima fosse legata al corpo, ma in quel fegato s’erano accumulati 246 milligrammi di pentobarbital, un barbiturico, sedativo-ipnotico. Da quel giorno, il 5 agosto 1962, il nome commerciale di quel sonnifero-calmante è entrato nella storia: «Nembutal». Marilyn Monroe morì per overdose del farmaco che per anni l’aveva aiutata a vivere. Lo usava per curare l’insonnia, le angosce, l’ansia, la stanchezza. Il suo medico personale, Hyman Engelberg, aveva prescritto una pasticca a sera per dormire. A volte lei ingoiava le pillole con lo champagne. Ma gli esami del dottor Noguchi non rilevarono alcol nel sangue.
Oggi l’attrice avrebbe usato benzodiazepine e antidepressivi, le molecole che hanno sostituito i barbiturici. Meglio tollerate dall’organismo. Molto meno tossiche. Nel sangue di Marilyn trovarono un altro sonnifero, idrato di cloralio, altrettanto nocivo. Si diceva all’epoca: una scatola di «Nembutal» e un whisky bastano per crepare. Era vero.
Il servizio completo è sul numero 22 di "7" in edicola e in digital edition con il Corriere della Sera da venerdì 29 maggio.
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FERRARA DA IMMAGINARE.
ANCHE L'ACCENTO È UNICO
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Siamo stati a Ferrara per la prima Festa del Corriere, e in tanti, lettori e giornalisti, abbiamo riscoperto una città metafisica. E non solo perché Giorgio de Chirico inventò tra Ferrara e Torino uno stile artistico divenuto un movimento, incantato dal Castello Estense che torna in molti suoi quadri.
Ferrara è metafisica anche perché è una città senza paesaggio, senza orizzonte. Una città di pianura. Il mare è vicino ma non si vede, il Po la sfiora ma non la attraversa. Quindi è una città da immaginare. Un luogo che evoca sempre qualche altro luogo. Anche per questo, oltre ovviamente che per il mecenatismo degli Este, è diventata una capitale del Rinascimento. Una delle città in cui nel Quattrocento si è pensato il mondo e la maniera di raffigurarlo. Anche per questo a Ferrara Ludovico Ariosto scrisse il vero romanzo del Rinascimento, l’Orlando furioso, arrivando a immaginare il primo volo sulla Luna, dove Astolfo atterra con il suo cavallo alato per cercare il senno perduto di Orlando: l’invenzione della fantascienza.
La città è bellissima. Romantica: via delle Volte in cui si cammina all’asciutto anche quando piove; il ghetto che evoca il capolavoro di Giorgio Bassani, divenuto un film grazie a Vittorio De Sica; l’Addizione Erculea, il primo piano urbanistico della storia, con le bugne di Palazzo dei Diamanti; e chissà se una delle ottomila pietre nasconde proprio un diamante vero. Il lavoro dell’uomo e l’eterno ritorno delle stagioni ha ispirato il ciclo dei Mesi, nella splendida versione medievale delle statue ora custodite al museo della Cattedrale — febbraio pota, luglio trebbia, agosto prepara la botte, settembre vendemmia, novembre raccoglie le rape — e nella versione rinascimentale di Schifanoia, il “luogo di delizie” dove gli Este e i loro ospiti evitavano la noia anche contemplando gli affreschi di Francesco del Cossa, Ercole de’ Roberti e dell’artista misterioso detto il Maestro degli Occhi Spalancati.
L'articolo completo è sul numero 21 di "7" in edicola e in digital edition con il Corriere della Sera da venerdì 29 maggio
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QUELLO CHE POSSIAMO INDOSSARE |
SMETTIAMOLA DI VESTIRCI
PER CERCARE L'APPROVAZIONE
DEGLI ALTRI
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Inizia con questo numero di 7 la rubrica di Paola Pollo "Quello che possiamo indossare", dedicata alla moda per tutti
L’eleganza, per molto tempo, è stata una forma di obbedienza ben vestita. Entrare in certi luoghi significava adeguarsi: allo sport, al gala, al red carpet, al cerimoniale. Quasi sempre, ridimensionarsi. Adesso invece succede qualcosa di diverso. Aryna Sabalenka entra agli Internazionali di Roma con una borsa cittadina accanto alla sacca tecnica. Un dettaglio che ha fatto discutere perché rompe l’immagine dell’atleta. Ma forse il punto è proprio un altro: Sabalenka non separa davvero i due mondi. Non sta “portando la moda nel tennis”, sta rifiutando l’idea che un’atleta debba esistere solo come atleta. Il gesto non è una contraddizione, ma una continuità. Billie Eilish sfila sul red carpet in completo maschile e sneaker. Anche qui non c’è concessione al gusto altrui. C’è coerenza, testarda. Il suo linguaggio estetico non nasce per rassicurare nessuno: nasce per non tradirsi. E poi Bhavitha Mandava al Met Gala, dove il superfluo è obbligatorio, in jeans e camicia bianca. Jeans di seta. Ma il punto non è il materiale. È l’insistenza sulla semplicità. E soprattutto un dettaglio che cambia la lettura: è vestita quasi come il giorno in cui uno scout la notò in metropolitana a New York mentre andava a scuola. Non si è reinventata per il tappeto rosso. Ha portato sé stessa, senza upgrade.
La rubrica completa è sul numero 22 di 7 in uscita venerdì 29 maggio con il Corriere della Sera.
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Le interviste e i servizi |
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Grazie per aver letto questo numero di Sette+. Se avete domande, suggerimenti o desiderate contattarci, non esitate a scrivere a [email protected]. Saremo lieti di ascoltarvi e di migliorare sempre più grazie al vostro feedback.
Alla prossima settimana, con nuovi contenuti e aggiornamenti!
La redazione di Sette
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