sul nuovo numero di 7, oggi in edicola maggio e in digital edition, ad aprire la doppia pagina con l'agenda degli eventi è il fenomeno dei controtenori, seguiti da milioni di follower su social e You Tube. Ogni loro performance è un evento: il sopranista Maayan Licht (foto), è atteso al MonteverdiFestival (Incoronazione di Poppea; 13 e 20.06; monteverdifestivalcremona.it), alla Scala debutta il controtenore e divo del parkour Jakub Orlinski (7.06; teatroallascala.org) e il contraltista Carlo Vistoli è unalternativo Tancredi di Rossini all’Opera di Roma (ultima recita oggi; operaroma.it).
Nelle pagine sulla Tv, firmate questa settimana da Renato Franco, Costantino della Gherardesca racconta il suo ritorno a Quattro matrimoni, dove è un arbitro sempre in equilibrio tra eleganza aristocratica, ironia sottile e provocazione pungente.
E poi le recensioni di podcast, film e spettacoli teatrali che potranno farvi compagnia nel weekend.
Buona lettura!
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Costantino della Gherardesca: «Per fare televisione devi essere divo in ogni istante» |
Il giorno più bello (salvo divorzio), il coronamento di una storia d’amore (salvo pentimenti), la cerimonia più sentita (salvo eccezioni): il matrimonio è il momento più atteso nella vita di tanti. I fiori, gli abiti, il pranzo, la cura dei dettagli. Tutto perfetto, a meno che quattro spose non vengano messe l’una contro l’altra proprio nel giorno delle loro nozze in una gara di giudizi senza fair play. A fare da arbitro Costantino della Gherardesca, nobile se deve, cinico se serve, sempre in equilibrio tra eleganza aristocratica, ironia sottile e provocazione pungente. Oggi, anche grazie ai social, criticare è una categoria dello spirito. «Normalmente le persone comuni quando vanno in tv dicono cose blande, pensando di fare bella figura. Qui invece le “mie” spose criticano con entusiasmo, senza ritegno, anzi si divertono a dire peste e corna dei matrimoni delle loro antagoniste. Sono io che devo frenarle, se no non andremmo in onda». La sfida è divisa in quattro categorie: abito, cibo, location, evento. Su quale si accaniscono di più? «Beh, sull’abito diventa una lotta personale, come se fosse una protesi dell’anima. Quando una sposa riceve una critica sull’abito, si mette sempre a piangere». Il peggior matrimonio a cui lei è stato invitato? «Il momento peggiore è proprio l’invito. È quella la violenza. La maggior parte delle persone si vuole sposare quando ci sono 40 gradi, possibilmente all’aperto, a ore di macchina dalla città: una follia».
L'articolo completo è sul numero di "7" in edicola oggi e in digital edition con il Corriere della Sera.
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RADIO + PODCAST + VIDEO + SOCIAL |
Le violenze de I bambini di Dio, viaggio nella setta mai scomparsa |
Nel 1968 in California il predicatore David Berg fonda la setta dei Children of God. Dagli Stati Uniti si è poi diffusa con il passare degli anni in tutto il mondo, soprattutto in Italia. A caratterizzare il gruppo dei seguaci è una visione estrema e distorta della fede, in cui venivano giustificati abusi sistematici su donne e minori in nome dell’amore divino.
La storia viene raccontata nel podcast-inchiesta I bambini di Dio realizzato dai giornalisti Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni e prodotto da OnePodcast. È un’indagine che si snoda in sei episodi attraverso documenti inediti e testimonianze esclusive di ex membri.
È grazie a loro che Gazzanni e Piccinni ricostruiscono le dinamiche interne della setta, svelando le regole che venivano imposte agli adepti, i meccanismi di controllo, le violenze e le pratiche di isolamento dal mondo esterno, come accade nella maggior parte delle sette. Oltre a ripercorrere il passato, il podcast spiega agli ascoltatori come il fenomeno delle sette sia anche una struttura sociale e culturale capace di sopravvivere nel tempo. Quello che emerge infatti è che l’eredità dei Children of God non è mai scomparsa.
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Il documentarista da Oscar debutta nella finzione con Dustin Hoffman |
Un thriller tradizionale. Che però sa rompere gli argini del genere quando serve. Il debutto nel cinema di finzione di un documentarista da Oscar, il giovane canadese Daniel Roher, premiato nel 2023 per Navalny. Ma anche il film che riporta sullo schermo a 88 anni il mostro sacro Dustin Hoffman, visto nel megaflop Megalopolis di Coppola e presto nel Diamond diretto e interpretato da Andy Garcia. E non è finita: in un rapido cameo appare un altro grande vecchio: il mitico tastierista Herbie Hankock, 86enne. Insomma, ce n’è abbastanza per dare fiducia a questo Tuner – L’accordatore, storia di un ragazzo sveglio e sensibile, Niki, che si piega al cinismo di adattare il dono naturale di chi sa tirare fuori la limpidezza sonora e quindi l’anima da un pianoforte in quello di “ascoltatore” di casseforti. Attività sicuramente più redditizia, pur se il bottino va diviso con la banda che ne ha scoperto le doti. L’orecchio assoluto è però un regalo che Niki paga ogni giorno, costretto com’è a indossare tutta la vita i tappi perché il suo udito sopraffino è messo in pericolo dai rumori forti, ancor più se ravvicinati. Hoffman-Harry Horowitz è il suo maestro: a lui e alla moglie, in difficoltà per le cure mediche di lui, come è abbastanza scontato nell’America delle assicurazioni, Niki deve tutto. Sono come genitori, in mancanza di quelli reali.
Ed è qui che il thriller, costruito con una maturità che non è scontata per un documentarista, si apre ad accogliere un racconto sottotraccia di umanità con aperture all’amore, quando il protagonista si imbatte nella pianista aspirante compositrice Ruthie. I giovani attori superbelli Leo Woodall (Norimberga e White Lotus) e Havana Rose Liu, di origini cino-irlandesi, si dimostrano assolutamente all’altezza.
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DAL 7 AL 21 GIUGNO A VENEZIA |
La Biennale Teatro omaggia Bob Wilson regista della moda |
Quando Giorgio Armani incontra Bob Wilson sta cercando un’alternativa: celebrare i suoi 25 anni di attività non con la classica sfilata, invece con un evento sorprendente. Firenze, estate 1996, a Pitti Immagine i riflettori si accendono su G.A. Story, performance che celebra re Giorgio: la moda diventa teatro, l’abito danza ispirato da musica d’avanguardia. Come lo era anche il progetto del regista. Fu uno spartiacque: il format sfilata diventava, forse per la prima volta, linguaggio artistico.
Wilson è sempre stato precursore nel creare connessioni tra linguaggi e discipline. Era ben chiaro quando vent’anni prima, nel 1976 sbarca a Venezia per la Biennale Teatro & Musica, così come l’aveva plasmata Luca Ronconi. Wilson vi porta un altro dei suoi spartiacque: l’opera performance Einstein on The Beach su musiche di Glass (foto: Wilson, a destra, discute a Venezia il progetto). A 50 anni da quel “debutto” e a uno dalla scomparsa, Biennale Venezia Festival Internazionale del Teatro, nella sua sede di Cà Giustinian ospita un tributo a Wilson e agli anni veneziani con inediti materiali d’archivio.
L’edizione 2026, 55 eventi e 200 artisti, Leone d’oro a Emma Dante, è in perfetta sintonia con la storia del regista mito, s’intitola Alter Native. La scelta è di Willem Dafoe, il direttore. «Osservare e raccontare il mondo in maniere diverse: Alternative. Ma anche Alter Native, dove Alter va inteso come cambiamento e Native rispecchia la ricchezza della propria natura».
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10 CANZONI SCELTE DA DOLCENERA |
«Scendo in piazza con gli Ark, ballo il groove dei Barbatuques ma per cena scelgo Sinatra» |
Dolcenera, vero nome Emanuela Trane, torna a quattro anni dal suo ultimo album. È da poco uscito My Love, il suo brano rock «sull’alienazione della società contemporanea e sul bisogno di autenticità», e che anticipa un disco in uscita entro fine anno. Il 5 giugno sarà disponibile il nuovo singolo, Epopea
1Per il mio funerale... «Wake up di Arcade Fire. Amo la versione live con David Bowie. Il risveglio deve essere delle menti! E si spera anche del corpo (un altro) dopo la morte!».
2 ...per fare festa «Baianà dei Barbatuques (Pablo Fierro remix). Il groove tribale, la cultura africana di cui è piena Salvador do Bahia in Brasile, la body percussion, ne fanno un brano con un’energia comunitaria fortissima».
3 …per sentirsi invincibili «Fabulous, di Meek. Basta ripetersi di essere fottutamente fantastici per superare le avversità della vita».
4 …per cucinare «That’s Life, di Frank Sinatra. È meglio prendere i lavori domestici con filosofia, così come prende la vita Frank Sinatra in quella canzone
L'articolo completo è sul numero di "7" in edicola oggi e in digital edition con il Corriere della Sera.
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Alla prossima settimana, con nuovi contenuti e aggiornamenti!
La redazione di Sette
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