«Per me, si tratta ormai di uno dei più grandi vini bianchi al mondo.»
Queste sono le parole di Pascaline Lepeltier, Migliore Sommelier di Francia 2018, che colloca il Muscadet tra i più grandi vini.
Situato alla foce della Loira, tra l'Oceano Atlantico e la città di Ancenis, il vigneto del Muscadet si estende sui resti del Massiccio Armoricano, una catena montuosa la cui erosione ha lasciato affiorare un mosaico geologico senza eguali: gneiss, graniti, gabbri, anfiboliti, micascisti. Su queste rocce, vecchie di oltre 500 milioni di anni, prospera un vitigno unico, il Melon de Bourgogne.
Discendente del Pinot Nero e parente dello Chardonnay, possiede una qualità rara: quella di lasciar parlare il terroir. È questa trasparenza, unita all'influenza di un clima atlantico temperato, che dà origine a vini di una freschezza salina singolare, dove agrumi, fiori bianchi e iodio si mescolano a note di pietra focaia.
L'altro elemento portante del Muscadet è l'affinamento. Dopo la fermentazione, il vino rimane a contatto con le sue fecce fini per periodi che possono raggiungere i tre anni per le cru comunali come Clisson, Château-Thébaud o Monnières Saint-Fiacre. Questo lungo riposo plasma vini dalla texture cremosa, di una profondità e complessità che sorprendono ancora chi riduce questa denominazione a un vino semplice.
Tre tenute incarnano questa esigenza nella nostra selezione. Jo Landron, figura pionieristica passata alla biodinamica già nel 2011, ha fatto dell'Amphibolite e del Fief du Breil (affinato trentasei mesi sur lie) due delle espressioni più compiute della regione. La Famille Lieubeau, radicata a Château-Thébaud dal 1816, rivela una notevole gamma di eccezionali cru comunali, producendo vini precisi, diretti e cesellati, archetipi dei grandi muscadet. Il Domaine de la Pépière, fondato nel 1984, completa questa selezione con cuvée parcellari che cartografano la geologia del vigneto con una precisione cristallina.