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⏩ Leader in Action di Roberto Re #3

Tu non sei i tuoi fallimenti.


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Tu non sei i tuoi fallimenti.
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✦ IN QUESTE RIGHE

Tu non sei i tuoi fallimenti.

- -, questa è ⏩ Leader in Action


La mia newsletter su leadership, performance e crescita personale, dove ti condivido contenuti, esempi e riflessioni per passare dalla teoria all’azione.

📌C'è una voce che, prima o poi, tutti abbiamo sentito.


Arriva subito dopo una "caduta". Un progetto andato male; un obiettivo mancato; una relazione finita; una scelta che si rivela sbagliata.


E ti sussurra all'orecchio una frase che sembra ragionevole, quasi saggia:


"Non sono fatto per questo"


Sembra un'analisi lucida della realtà. In verità è la cosa più pericolosa che ti possa capitare dopo un fallimento. Molto più del fallimento stesso.


Perché quella frase fa una cosa precisa: ti fa scivolare, senza che te ne accorga, da un evento a un'identità.


Il fallimento è un evento. È qualcosa che è successo. Ha un inizio, una fine, delle cause, delle conseguenze. Puoi analizzarlo, capirlo, imparare da esso.


L'identità è un'altra storia. Se tu smetti di dire "ho fallito" e cominci a dire "sono un fallito", stai facendo una traslazione linguistica minima e devastante. Stai prendendo un evento della tua vita e stai facendo diventare quell'evento chi sei.


Nelle prossime righe ti dimostrerò perché sbagliare fa “bene” e come trasformare ogni insuccesso in un insegnamento prezioso.


... entriamo in azione!

ECCO COSA STAI PER LEGGERE:

💡SBAGLIARE FA BENE

Aver fallito non vuol dire essere un fallito.


Sbagliare non significa essere sbagliati.


Sono due frasi che, in italiano, sembrano dire quasi la stessa cosa. Ma nella tua mente producono conseguenze opposte.


Nel primo caso, rimane uno spazio. Lo spazio tra te e quello che hai fatto. In quello spazio puoi respirare, pensare, correggere, riprovare.


Nel secondo caso, quello spazio scompare. Tu sei il fallimento. E se sei quello, che senso ha riprovare?


Da oltre trent'anni lavoro con persone che vogliono cambiare qualcosa nella propria vita. E ho notato una differenza precisa tra chi ottiene risultati straordinari e chi resta fermo.


Sta nella capacità di stare davanti a un fallimento e trattarlo per quello che è: materia prima da cui estrarre una lezione.


Chi ottiene risultati non fallisce meno degli altri. Anzi, spesso fallisce di più.


Ma ogni volta che cade, si fa alcune domande diverse.


Non "cosa c'è che non va in me?", ma "cosa mi sta insegnando questa situazione?".


Non "perché mi succede sempre?", ma "cosa aggiustare la prossima volta?".


È un movimento sottile, ma è la differenza tra chi cresce e chi si blocca.


Le domande giuste trasformano lo sbaglio in insegnamento, il fallimento da giudizio in feedback.


E il feedback, per definizione, non è mai negativo: è informazione utile.

Ogni caduta ti sta dicendo qualcosa

Che strategia hai usato?


Quali competenze ancora ti servono?


Che persone hai accanto?


Come reagisci sotto pressione?


Se ti fermi ad ascoltare, esce sempre una lezione.


Se invece scivoli nell'identità ("non sono fatto per questo") quella lezione si perde. E la volta dopo commetterai lo stesso errore, convinto di essere semplicemente sfortunato o inadatto.


La storia più famosa in tal senso, la conosciamo tutti.


Thomas Edison ha lavorato per anni al progetto della lampadina a incandescenza. Ha provato migliaia di combinazioni di materiali per il filamento - carta carbonizzata, platino, cotone, bambù, decine di metalli, centinaia di leghe. La maggior parte fallivano dopo pochi minuti. Alcune duravano ore, ma poi si spegnevano.


Immagina la voce interna che avrebbe potuto sussurrargli, dopo il tentativo numero 500, 1.000, 5.000: "forse non sei fatto per questo", "forse questa cosa non si può fare", "forse sei tu quello sbagliato".


Se Edison avesse ascoltato quella voce, oggi vivremmo ancora a lume di candela.


Ma la sua risposta a chi gli chiedeva come facesse a sopportare tutti quei fallimenti è passata alla storia:


"Non ho affatto fallito 10.000 volte. Ho scoperto 10.000 modi in cui non funziona."


Questa non è una frase motivazionale. È una dichiarazione operativa.


Edison ci sta dicendo esattamente come lavorava la sua mente: ogni tentativo fallito era un dato in più, non un colpo alla sua identità.


Non stava misurando se stesso a ogni tentativo. Stava misurando la resistenza di un materiale.



Quando riesci a separare quello che fai da quello che sei, ogni fallimento diventa una scoperta. 


Non hai fallito: hai scoperto una strada che non funziona. E adesso ne hai una in meno da provare.


Il numero di tentativi che ci vogliono per arrivare a un risultato non dipende dal talento. Dipende dalla tua disponibilità a considerare ogni fallimento come informazione, invece che come sentenza.


A questo argomento ho dedicato anche un Reel: “tu non sei i tuoi fallimenti”. Guardalo subito! 👉


Ricordati di seguirmi su Instagram: ogni settimana pubblico contenuti come questo.



💪 METTILO IN PRATICA

L'unico modo garantito per non sbagliare mai? Non fare niente.


Restare fermi. Non provarci. Non esporsi.


Vivere da spettatori invece che da protagonisti.


Chi non sbaglia mai non è più bravo degli altri. Semplicemente, ha smesso di provare.


Cosa fare quindi dopo un errore, dopo un fallimento, dopo un insuccesso?


Ferma per un momento quella voce che è pronta a dirti: "non sono fatto per questo".


Non ascoltarla come se fosse la verità. Ascoltala come se fosse un'ipotesi tra tante, probabilmente quella meno utile.


E poi fatti una domanda diversa:


"Cosa posso imparare da questa caduta che mi renderà migliore al prossimo tentativo?"


Perché il prossimo tentativo lo devi a te stesso. Non per dimostrare qualcosa a qualcuno. Non per orgoglio, né per rivincita.


Lo devi a te stesso per sapere, un giorno, cosa saresti potuto diventare se non ti fossi fermato.


E credimi: è una risposta che vale la pena andare a cercare.

🧠 TIENILO A MENTE

La chiave di lettura da tenere "in tasca" e usare quando ne avrai più bisogno.


Un piccolo paradigma mentale che trasformerà la tua programmazione conscia e inconscia nel bel mezzo dell'azione, solo pensandoci.


Il concetto è questo:


"Quello che ho fatto non è quello che sono"


I risultati che hai ottenuto - belli o brutti - raccontano una versione di te, non la tua sostanza.


Sono fotografie di un momento, non la tua carta d'identità.


Il giorno in cui inizierai a distinguere queste due cose, scoprirai il coraggio di provarci davvero.


Tienilo a mente!


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Per oggi, Leader in Action finisce qui.


L'azione, invece, comincia adesso.

📤 Se conosci qualcuno che sta rinunciando dopo una caduta, giragli questa newsletter.

☝️ Ricordati di mettere in pratica quello che hai letto, più spesso che puoi.

Al tuo successo!

Roberto Re


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